Home » Notizie

Notizie

Il licenziamento del lavoratore per il rifiuto del part - time

E’ illegittimo il licenziamento del lavoratore che rifiuti la conversione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale se la decisone del datore di lavoro di risolvere anticipatamente il rapporto di lavoro  non è sorretta da un giustificato motivo oggettivo.

Il datore di lavoro può licenziare il lavoratore se sussistono motivi di carattere economico e organizzativo in ragione dei quali  la prestazione lavorativa può essere mantenuta  soltanto con l’orario ridotto (Cass. Civ. n. 21875/2015).

 

Il licenziamento per scarso rendimento causato da malattia

Non può essere licenziato il lavoratore subordinato al quale sia stato addebitato scarso rendimento causato da reiterate assenze per malattia che non abbiano superato il periodo di comporto.

Questo è il principio ribadito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 17436/2015, che ha dato continuità al suo tradizionale orientamento messo recentemente in discussione da una sua isolata pronuncia (Cass. civ. n. 18678/2014).

La liquidazione del danno non patrimoniale agli stranieri in caso di sinistro

In materia di illecito extracontrattuale, il giudice deve procedere alla liquidazione equitativa del danno non patrimoniale senza considerare la realtà socio - economica nella quale la somma liquidata è destinata ad essere spesa.
La realtà socio - economica del danneggiato è un elemento estraneo al contenuto dell'illecito che non può essere utilizzato per determinare la quantificazione del danno.
Tale conclusone è imposta dal principio di uguaglianza e dal conseguente divieto di discriminazione nei confronti degli stranieri.
Questa conclusione trae conferma anche dal recente orientamento della giurisprudenza di legittimità in materia risarcitoria, nella quale è stata sottolineata l'importanza di una uniformità di trattamento, per quanto possibile, delle tecniche di risarcimento del danno non patrimoniale attraverso il ricorso alla tabella elaborata dal Tribunale di Milano allo scopo di evitare che danni identici possano essere liquidati in misura diversa dagli uffici giudiziari (Cass. civ. n. 24201/2014).

Mobbing e onere della prova

E' configurabile la condotta illecita del mobbing quando il datore di lavoro sistematicamente e in modo protratto nel tempo compie nei confronti del lavoratore atti che, sotto il profilo oggettivo, si risolvono in sistematici e reiterati abusi di natura persecutoria che configurano il cosiddetto terrorismo psicologico e, sotto il profilo soggettivo, sono caratterizzati dalla volontà dell datore di lavoro di arrecare danni al dipendente.

Così ha statuito la Corte di Cassazione che, quanto all'onere della prorva ai fini della configurabilità del mobbing, ha individuato i seguenti elementi rilevanti: 1) la pluralità di atti di natura persecutoria posti in essere in modo sistemnatico e prolungato; 2) la lesione della salute o di altro diritto della personalità del lavoratore; 3) il nesso di causalità tra la condotta lesiva del datore dki lavoro e il pregiudizio all'integrità psico-fisica del lavoratore; 4) la prova dell'intento persecutorio (Cass. civ. n. 10424/2014).

Il risarcimento del danno biologico iure successionis in favore degli eredi

Gli eredi possono ottenere il risaricmento del danno biologico iure successionis patito dal loro stretto congiunto.

L'ammontare del danno biologico non può essere quantificato con riferimento alla durata probabile della vita del defunto, ma deve essere liquidato con riferimento  alla sua durata effettiva, sempre che intercorra un apprezabile lasso temporale tra il sinistro che ha causato le lesioni fisiche e il decesso.

Pertanto, il danno bologico iure successione deve essere commisurato alla inabilità temporanea del defunto, e cioè in riferimento al numero di giorni che sono intercorsi fra la data del sinistro e quella della morte.

In questo caso, per adeguare l'ammontare del danno biologico alle circostanze del caso concreto, il danno da inabilità temporanea dovrà essere quantificato, tenendo in considerazione che il pregiudizio subito dalla vttima del sinistro, pur essendo di natura temporanea, è di massima rilevanza nella sua entità e intensità, in quanto la lesione dell'integrità psico - fisica è di grado talmente elevato da non essere suscettibile di recupero (Cass. civ. n. 15491/2014).

La prova del credito nella procedura fallimentare

Le fatture e le bolle di accompagnamento non costituiscono prova del credito nel procedimento di ammissione al passivo fallimentare, in quanto trattasi di documenti privi di data certa anteriore alla sentenza dichiarativa di fallimento (Cass. civ. SS.UU. n. 4213/2013)